Percorsi

Intrecci

La relazione ha un dono, fra i tanti: apre sentieri fra ambiti diversi.
Qui trovi percorsi e collaborazioni in cui il counseling incontra altri saperi,
pratiche e forme della relazione.

Ci sono luoghi in cui i confini fra le discipline non bastano a raccontare ciò che accade. Una domanda nasce in un ambito e, seguendo ciò che emerge, ne incontra un altro. Una competenza arriva fino al proprio confine e proprio lì può entrare in relazione con una competenza diversa.

Chiamiamo Intrecci questi luoghi.

Non vogliamo confondere ruoli e professioni, bensì lasciarli dialogare mantenendo ciascuno la propria specificità. È in questo spazio che il counseling può incontrare altri contesti e altri saperi, offrendo il proprio sguardo sulla persona, sulla relazione e sui processi che prendono forma al suo interno. Oggi uno degli intrecci che stiamo esplorando più profondamente nasce dall’incontro con il mondo della relazione fra persone e animali, in particolare fra cani e i loro umani di riferimento.

Formarsi alla relazione

Lavorare con un cane significa lavorare dentro una relazione. Per questo la formazione di chi opera in ambito cinofilo comprende, accanto alla conoscenza del comportamento animale e di specifici strumenti educativi, la capacità di osservare ciò che accade fra il cane e il suo umano di riferimento, di comunicare efficacemente con chi sta chiedendo aiuto e di riconoscere i confini del proprio ruolo e di abitare sistemi relazionali che possono essere complessi.  

Elybra porta questa prospettiva all’interno di percorsi di formazione rivolti ad addestratori,  educatori cinofili e professionisti della relazione con il cane, attraverso la visione sistemica, il lavoro sulla relazione e lo sviluppo delle competenze comunicative necessarie nell’incontro con l’umano di riferimento.

Quando una relazione finisce

La morte di un animale interrompe una presenza fatta di quotidianità, gesti, abitudini, luoghi e forme di vicinanza costruite nel tempo. Con quella presenza viene meno anche un modo particolare di essere in relazione. Si tratta indubbiamente di un momento intenso e importante. Poter cogliere il dono che il cane ci ha portato in tutta la sua pienezza è un modo per onorarlo e per farlo continuare a vivere dentro di noi, come parte di noi.

Per questo motivo può essere utile farci sostenere nell’attraversare e trasmutare il dolore di questa perdita, un prezioso regalo che possiamo fare a noi stessi e al nostro cane. Il counseling offre uno spazio nel quale questo dolore può essere riconosciuto e attraversato nella forma che assume per ciascuno.

Quando il cane apre una domanda sulla persona

Tutto comincia da una richiesta che riguarda un problema comportamentale del cane.  Una difficoltà, un comportamento che preoccupa, qualcosa che nella convivenza sembra non funzionare porta una persona a rivolgersi a un educatore o a un professionista della relazione con il cane. Eppure a volte, il lavoro educativo e di riabilitazione, fa emergere qualcosa che riguarda più profondamente l’umano di riferimento: un modo di stare nella relazione, una difficoltà, una domanda che il rapporto con il cane ha contribuito a rendere visibile.

Il cane non diventa il sintomo della persona né la persona diventa la spiegazione del cane.  Semplicemente, qualcosa è diventato visibile.  Quando questo accade, riconoscere il confine delle rispettive competenze significa anche poter cambiare spazio di lavoro. Il percorso con il professionista cinofilo può continuare per ciò che riguarda il cane e la relazione con lui; ciò che invece chiede di essere incontrato dalla persona può trovare un proprio spazio in un percorso di counseling.

Questo intreccio ha preso forma con

Collaborazioni nate nell’ambito della formazione e della relazione fra persone e animali.

 

L'incontro con l'Altro

L’animale ci guarda. E noi siamo nudi davanti a lui“.
Jacques Derrida

C’è qualcosa che attraversa questi incontri ed è molto difficile da nominare. Un animale produce significato semplicemente vivendo. Nella sua presenza c’è qualcosa che precede le spiegazioni che possiamo darne e le interpretazioni con cui cerchiamo di comprenderlo. Egli porta nella relazione un’esperienza del mondo che gli appartiene e che conserva una propria alterità.


L’incontro con il selvatico può allora permettere per un momento che la vita sia ciò che è, semplicemente guardando un altro vivente e, nello stesso tempo, lasciandosi guardare da lui.

L’animale ci guarda senza sapere chi pensiamo di essere e, per questo, senza volerci diversi da ciò che siamo. Nel suo sguardo può allora sospendersi, anche solo per un istante, la mitologia che abbiamo costruito su noi stessi, lasciando emergere qualcosa che non avevamo previsto di incontrare.

È dentro questa reciprocità che qualcosa di realmente nuovo può accaderci e renderci più che umani.